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“Né accanimento, né abbandono: il dilemma dell’accompagnamento al fine vita”

Il Movimento per la Vita propone un incontro con un ospite speciale, il dott. Davide Gandini, dirigente dell’Istituto che gestisce le case orionine in Italia, intervistato dal dottor Roberto Allieri, presidente del Movimento per la Vita Valle Cavallina.
In un dialogo serrato, i due interlocutori cercheranno di coinvolgere il pubblico su un tema tanto attuale e delicato quanto evitato e incompreso: l’accompagnamento della persona nel fine vita. Diverse sono le soluzioni prospettate da chi si occupa di tali questioni. Ciascuna di esse deve però partire da un presupposto: la comprensione del concetto di dignità della persona.
Il dottor Gandini cercherà di spiegare che cosa significhi accompagnare chi è in condizioni di fragilità, partendo dalle sue esperienze professionali e dalla quotidiana frequentazione delle corsie di ospedali e case di cura nonché dei malati e del personale che li gestisce.
La statura di bioeticista del dottor Gandini non è solo frutto di studi, corsi e seminari ma matura prima di tutto ‘sul campo’. Ecco perché merita di essere ascoltato. Oltretutto, le sue doti di abile comunicatore, affinate nelle innumerevoli conferenze alle quali è stato invitato oltre che nelle quotidiane riunioni di lavoro, riescono a suscitare nell’ascoltatore un vivo interesse e a far apprezzare la competenza e il garbo delle argomentazioni.
Non mancheranno infine riferimenti inediti su una persona, cara ad entrambi i protagonisti dell’intervista dialogata, morta qualche anno fa dopo un lungo calvario causato da malattia.
Testimonianze toccanti verranno riproposte per far capire che nessuna malattia è incurabile (casomai inguaribile) e che la cura migliore è dare un senso alla sofferenza. In ciò aiuta particolarmente la presenza e vicinanza di persone care.
Il suicidio del malato (e non solo) che oggi si vorrebbe legalizzare si fonda invece sul suicidio di senso e sull’assenza di quel sostegno umano e morale che nasce dalla presenza al capezzale dell’infermo.
Quando non c’è più niente da fare, un conto è considerare inutili le terapie, un altro considerare inutile la vita, perché perde di qualità. La vita è sempre preziosa e merita rispetto, anche quando giunge il tempo di ‘lasciare andare’: che deve essere un atto di amore e accompagnamento, non di abbandono.

VENERDÌ 10 GIUGNO 2022 ALLE 20:45 NELLA SALA DELLA COMUNITÀ DELLA PARROCCHIA DI GORLAGO (BERGAMO)